Ieri ho partecipato all’assemblea di classe di Zucchetto.
Una gradita sorpresa sono stati i disegni appesi nel corridoio della scuola dove ho potuto ammirare quello che può creare Zucchetto con le sue abili mani.
Durante la riunione tra le varie cose, si è parlato del metodo di studio che i bambini dovrebbero acquisire: ognuno il proprio; ma non ho capito noi genitori che cosa dovremmo fare.
Ci viene chiesto un sostegno importante e continuo, lo stesso che non li responsabilizza né li fa crescere.
Io cerco di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte perché un conto è pensare una cosa e un altro è poterlo mettere in pratica.
Vorrei che si facesse leva più sul proprio dovere che sulla quantità esagerata di informazioni da imparare con la stessa velocità con cui si dimenticano.
Mi piacerebbe una scuola più leggera ma più profonda fatta di tanta arte, pensiero e curiosità.
Sono rari gli spunti per far appassionare allo studio.
E alla fine si rischia di trasformare degli instancabili curiosi in tristi pappagalli.


questa potrebbe essere l’origine del problema che ho citato nel mio ultimo post…
non si insegna, ne tramanda la passione, l’amore, il senso ma l’obbligo…
così che da adulti si fanno le cose perchè si deve, senza attenzione, senza profondità
perchè non ci si crede, non si capisce o conosce il senso… ci sono gare e non c’è collaborazione
c’è affronto e non confronto…
io penso che buona parte delle “colpe” dello stato delle cose oggi sia da ricercare in questi metodi…