Ansia.
Come mi ci sono ficcata in questa situazione? Stavo solo raccogliendo storie in un sito …Io non l’ho mai fatta un’intervista e questa persona ha vissuto troppe cose nella sua vita…

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L’appuntamento era davanti alla stazione

Arrivo con un certo anticipo per avere la tranquillità del parcheggio mentre calcolo quanto tempo impieghiamo per tornare alla macchina. Per “ingannare” l’attesa, mi infilo in un bar minuscolo Continua a leggere

Stamattina verso le 11 mi ha telefonato la bidella della scuola, dicendomi di andare a prendere mio figlio che non stava bene. Prima di riattaccare ha aggiunto: “la aspettiamo con ansia”. CON ANSIA? È bastata questa semplice parolina a farla venire a me l’ansia…e ho iniziato a pensare alle peggio cose che gli potevano essere successe…”magari è caduto…o ha sbattuto la testa…si è rotto qualcosa…” e in questo stato di agitazione mi sono precipitata a scuola. Arrivata nell’atrio, l’ho visto, intero, seduto sulla panca con la faccia sbattuta e gli ho subito chiesto che cosa gli fosse successo: mal di pancia.
Così mentre firmavo il permesso per l’uscita anticipata, ho spiegato alla bidella che prima di usare certe parole al telefono dovrebbe pensarci….lei è caduta dalle nuvole ma ha capito e si è scusata. Ecco, ancora una volta avrei potuto starmene zitta, prendere mio figlio contenta e portarmelo a casa. Invece no.

In macchina mio figlio non faceva che giustificarsi perchè temeva non lo credessi. Spiegava nei dettagli che cosa gli era successo, che cosa aveva detto la prof. e che altri compagni si erano sentiti male. Tempo fa ero molto rigida e qualche volta mettevo in dubbio certi atteggiamenti. Invece no. Oggi credo che una richiesta di aiuto non debba mai essere negata.

Dall'archivio fotografico di Aldo Salmi

Ciao Mariele,
posso passare stasera? Ho bisogno di parlarti, sai non so come fare per la scuola e poi domenica vieni?
Ti piace quella cosa che ho scritto o sono stata pesante? Mi fai ascoltare qualcosa?……

Sono i discorsi che avrei voluto fare con te se ci fossi ancora. Se.
Ma non è successo perché quando sono cresciuta non ti ho più cercata dandoti per scontata. Ogni tanto passavo all’Antoniano per un saggio o un saluto veloce ma niente di più. Che peccato…
E il 16 dicembre del 1995 hai cambiato sede, irraggiungibile.
Da quel giorno mi sono sentita come strappata dalla mia casa, dalla mia musica, da te.
Avevo ancora bisogno della tua direzione che Continua a leggere

Mi sono vista come un toro con due parti amputate che non riesce a passare da una porta….straziante ma meraviglioso che qualcuno sia riuscito a descrivere così la mia vivacità. Una vivacità che cerca continuamente di uscire, esplodere, vivere. Ed esplode quando canto, s’insinua quando ballo, mi scappa qualche volta quando scrivo ma sopratutto la porto con me nello sguardo. E più mi conosco più lei, la vivacità si fa largo sguaiata e maleducata perché non chiede più neanche il permesso. Appiccicata come una seconda pelle, attaccata come un braccio questa vivacità inquieta, elettrica mai sazia.

Divento monotona e mi do noia da sola ma è successo ancora e ancora.
Ieri pomeriggio sono tornata ad assistere allo spettacolo “Sur les bords de la France” di e con Ginetta Maria Fino, questa volta con una consapevolezza che mi ha fatto gustare profondamente le emozioni che provavo.
Ancora ho avuto la pelle d’oca e ancora sono scese le lacrime, ancora ho visto una dietro l’altra le immagini che mi scorrevano davanti agli occhi e ancora ho avuto la voglia di ascoltare ancora e ancora la storia di Ginetta impregnata di odori, amarezze e poesia…

Uscendo dal solito modo di pensare, ribalto la situazione e sono io che ieri sera, in occasione del Concerto Spirituale, avrei voluto applaudire al pubblico perché ho potuto fare uscire un po’ di anima insieme alla musica.
Cantare ed essere ascoltati ha in sé qualcosa d’inspiegabile, una forma d’espressione celestiale.
Anche se la chiesa era mezza vuota, per me era stracolma, considerando che alcune amiche sono venute apposta ad ascoltarmi. Una mi ha regalato un sorriso, una stupore, un’altra una conchiglia.
E mentre le note riempivano la piccola chiesa, io soffiavo magia, muovevo la bocca e le note diventando sospesa sola e luminosa, in quella meravigliosa dimensione del canto.

Ieri sera sono arrivata in anticipo ed ero sola nel corridoio della scuola deserto.
Così, per qualche minuto, ho pensato  a tutte le “me” che sono passate di lì, dal 1980 ad oggi: bambina, ragazza, donna ma ancora bambina.
Tornata sul praticabile dell’aula di canto, ho cantato con tutto il fiato e l’entusiasmo che Continua a leggere