Ansia.
Come mi ci sono ficcata in questa situazione? Stavo solo raccogliendo storie in un sito …Io non l’ho mai fatta un’intervista e questa persona ha vissuto troppe cose nella sua vita…

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L’appuntamento era davanti alla stazione

Arrivo con un certo anticipo per avere la tranquillità del parcheggio mentre calcolo quanto tempo impieghiamo per tornare alla macchina. Per “ingannare” l’attesa, mi infilo in un bar minuscolo Continua a leggere

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È difficile mantenere un comportamento di “normalità” quando succede qualcosa di speciale come andare a Sanremo, perché rappresenta un evento importante, perché magari si è seguito fin da piccoli e ha un fascino anche mitizzato. Io per prima ho avuto un tuffo al cuore perché da anni io e mia figlia lo guardiamo insieme, al buio, sul divano e immaginavo la sua gioia. Ma proprio in queste occasioni, non si è più soltanto un fan ma anche un genitore che accompagna il proprio figlio. Resto stupita da tutta la meraviglia che respiro intorno, perché credo che una realtà come il Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna, sia assolutamente degna di quel palcoscenico. Un coro che esiste dal 1963 e che, cito da Ansa.it : “Oltre a rappresentare il ‘made in Italy’ della musica per l’infanzia, il Coro è ambasciatore Unicef dal 2002 e portavoce del riconoscimento Unesco dello Zecchino d’Oro tra i Patrimoni per una cultura di pace dal 2008.”
Inoltre un’altra caratteristica molto importante credo sia che nel Piccolo Coro le audizioni e la permanenza, sono “gratuite e aperte a tutti”, quindi qualsiasi bambino senza distinzione di religione o ceto sociale, ha la possibilità di farne parte.

Infine penso a Mariele e a tutti quei bambini e a quei genitori che hanno fatto parte del Piccolo Coro dalle origini ad oggi e li ringrazio uno ad uno perché su quel palcoscenico ci saranno anche loro.

Stamattina verso le 11 mi ha telefonato la bidella della scuola, dicendomi di andare a prendere mio figlio che non stava bene. Prima di riattaccare ha aggiunto: “la aspettiamo con ansia”. CON ANSIA? È bastata questa semplice parolina a farla venire a me l’ansia…e ho iniziato a pensare alle peggio cose che gli potevano essere successe…”magari è caduto…o ha sbattuto la testa…si è rotto qualcosa…” e in questo stato di agitazione mi sono precipitata a scuola. Arrivata nell’atrio, l’ho visto, intero, seduto sulla panca con la faccia sbattuta e gli ho subito chiesto che cosa gli fosse successo: mal di pancia.
Così mentre firmavo il permesso per l’uscita anticipata, ho spiegato alla bidella che prima di usare certe parole al telefono dovrebbe pensarci….lei è caduta dalle nuvole ma ha capito e si è scusata. Ecco, ancora una volta avrei potuto starmene zitta, prendere mio figlio contenta e portarmelo a casa. Invece no.

In macchina mio figlio non faceva che giustificarsi perchè temeva non lo credessi. Spiegava nei dettagli che cosa gli era successo, che cosa aveva detto la prof. e che altri compagni si erano sentiti male. Tempo fa ero molto rigida e qualche volta mettevo in dubbio certi atteggiamenti. Invece no. Oggi credo che una richiesta di aiuto non debba mai essere negata.

Dall'archivio fotografico di Aldo Salmi

Ciao Mariele,
posso passare stasera? Ho bisogno di parlarti, sai non so come fare per la scuola e poi domenica vieni?
Ti piace quella cosa che ho scritto o sono stata pesante? Mi fai ascoltare qualcosa?……

Sono i discorsi che avrei voluto fare con te se ci fossi ancora. Se.
Ma non è successo perché quando sono cresciuta non ti ho più cercata dandoti per scontata. Ogni tanto passavo all’Antoniano per un saggio o un saluto veloce ma niente di più. Che peccato…
E il 16 dicembre del 1995 hai cambiato sede, irraggiungibile.
Da quel giorno mi sono sentita come strappata dalla mia casa, dalla mia musica, da te.
Avevo ancora bisogno della tua direzione che Continua a leggere

Stasera dopo lo Zecchino d’Oro sono andata nella scuola a prendere i bimbi al termine della trasmissione. Quando sono arrivata nell’atrio, per un attimo o anche due sono rimasta senza fiato. Il soffitto era pieno di palloncini bianchi e neri, sagome di note musicali,

appesi insieme alle foto di tutti i piccoli coristi. Attorno alla porta dell’aula una striscia luminosa cambiava colore ad intermittenza e sopra capeggiava un manifesto con una scritta in cinese. Dentro l’aula invece, molti palloncini rossi a forma di cuore rimanevano sospesi e accesi da un led interno. Io ho alzato la testa, mi sono guardata intorno e ho sentito il peso

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Mi sono vista come un toro con due parti amputate che non riesce a passare da una porta….straziante ma meraviglioso che qualcuno sia riuscito a descrivere così la mia vivacità. Una vivacità che cerca continuamente di uscire, esplodere, vivere. Ed esplode quando canto, s’insinua quando ballo, mi scappa qualche volta quando scrivo ma sopratutto la porto con me nello sguardo. E più mi conosco più lei, la vivacità si fa largo sguaiata e maleducata perché non chiede più neanche il permesso. Appiccicata come una seconda pelle, attaccata come un braccio questa vivacità inquieta, elettrica mai sazia.

Divento monotona e mi do noia da sola ma è successo ancora e ancora.
Ieri pomeriggio sono tornata ad assistere allo spettacolo “Sur les bords de la France” di e con Ginetta Maria Fino, questa volta con una consapevolezza che mi ha fatto gustare profondamente le emozioni che provavo.
Ancora ho avuto la pelle d’oca e ancora sono scese le lacrime, ancora ho visto una dietro l’altra le immagini che mi scorrevano davanti agli occhi e ancora ho avuto la voglia di ascoltare ancora e ancora la storia di Ginetta impregnata di odori, amarezze e poesia…