Succede che all’improvviso ti ritrovi sola, in riva al mare a trascorrere le giornate. 
  Ma il fatto è che negli anni, ti abitui a dedicare tutte le tue attenzioni all’incolumità dei figli e intanto loro crescono.
E da un anno all’altro tutto cambia.

Così quel tempo tutto tuo, che tanto sognavi, ritorna come un pacco regalo.

Ma solo quando lo apri puoi capire se c’è qualcosa dentro.

Tutto dipende dalle cose che hai saputo mettere da parte…

Per capire come godersi la vita basta osservare un bambino.

Appena sveglio cerca le sue cose preferite: un gioco, un fumetto o chissà che.
Mangia quando ha fame.
Quando la fame arriva, vuole mangiare subito, senza stare a pensare cosa faccia male o no.
Il dovere lo rimanda fino a che non si trova alle strette: o con gli urli di mamma e papà o con quelli della sua vocetta dentro.
È spesso allegro, pimpante ed in movimento.
Non si risparmia in tutte le azioni della giornata.
Le sue emozioni sono estreme e non è capace di camuffarle.

Poi arrivano i grandi che sono costretti a rovinare tutto…

L’ASTRONAVE DI PLASTICA BLU

A me quel secchio blu in plastica non è mai piaciuto.
Ce l’abbiamo da quando ci siamo sposati quindi sono quindici anni.
Più volte ho tentato di sostituirlo con altri più belli. Niente da fare.

Ma anche un secchio di plastica blu puo’ essere un oggetto prezioso.
Se possiede una piccola storia, si trasforma.
E stasera è accaduto.

In un salto del passato di una videocassetta riguardata, l’ho rivisto quel secchio.
Ma stavolta era un’astronave spaziale e dentro c’era Zucchetto di neanche due anni.
Zucco lo faceva volare con manovre strabilianti, accompagnate da effetti spaziali.
Lui rideva contento e non voleva più fermarsi.

Ed io quel secchio, non lo voglio più buttare.

IL TRIANGOLO NO

Alla festa della scuola, in giugno, ho comprato un libro a 50 centesimi.

L’ho messo da parte e ogni tanto ne leggo un pezzo.

Oggi ho scoperto un concetto nuovo che mi ha colpita perché secondo me è molto veritiero.

Si tratta del “triangolo”, uno schema comportamentale di molti.

Succede che, per ridurre il senso d’ansia insorto in un rapporto, spostiamo i sentimenti da una persona all’altra. Inconsciamente ci concentriamo su una terza persona che coinvolgiamo per diminuire il livello d’intensità emotiva che altrimenti solo la coppia iniziale dovrebbe sopportare.

Detto in parole povere, non affrontiamo direttamente il problema ma lo scarichiamo su un’altra persona.

In questo modo s’innesca un circolo vizioso. Quando un triangolo si scompone le questioni emergono.

Può accadere in ogni ambito: familiare, lavorativo o delle amicizie.

Io di triangoli ne ho costruiti tanti: con mia madre e mia sorella, con mio marito e mia figlia, con chissà quante amiche e chissà quante volte.

Forse il fatto di averne afferrato il meccanismo può essere un modo per non ripeterlo.

Si tratta d’imparare a conoscersi profondamente, ad essere sinceri con se stessi e a sapere riconoscere le proprie emozioni.

Quante volte ci si arrabbia per cose che sono solo una “copertura?”

 

triangolo

 

IL MARE PER I GENITORI

Osservando il mare si può paragonare all’atteggiamento per i figli nei confronti della vita.

Ci sono i genitori che vogliono che i figli imparino a nuotare a tutti i costi;
Quelli che appena ci sono due onde, non gli fanno fare il bagno;
Quelli che li forniscono di ogni protezione: giubbottini o braccioli, anche se sanno nuotare;
Quelli che stanno in piedi, a riva, con le braccia sui fianchi, finché non tornano su;
Quelli che li devono accompagnare;
Quelli che li aspettano con il telo in mano;
Quelli che nemmeno se ne accorgono;
Quelli che gli vogliono insegnare uno stile, togliendogli il divertimento d’inventarsene uno proprio;

Io faccio parte di quelli che, se ne hanno voglia, li lascio andare, anche con il mare mosso.
Li osservo dal mio sdraio ma sono pronta a tuffarmi in mare.

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