Un musical d’oro zecchino

Seduta nella fila P al numero 12 ho aspettato curiosa l’inizio del musical. La prima sensazione provata, un brivido lungo le braccia, vedendo l’omino della luna, bianco, esile, aggraziato e tanto simile all’uomo di latta del mago di Oz che, col suo luccichio, mi ha riportata indietro nel tempo, quando m’incantavo a guardare i brillantini delle sfere di Natale. E poi ecco Alice e la sua mamma, due donne morbide nelle forme (finalmente!) e nelle voci, in una camera da letto che tanto mi ricordava un film di Walt Disney dalle tinte rassicuranti mentre uno degli attori si mimetizzava in una montagna di giocattoli. Finalmente le musiche che dovevano essere diverse ma non snaturate e che ho trovato sorprendentemente appropriate. La storia cucita con semplicità e gusto tra i miagolii di Biancolatte, il gatto che doveva essere nero, una fantastica cattiva, la strega Obscura e tanti altri personaggi legati alle canzoni come la signora Peppina con la sua caffettiera gigante, il carciofo che ballava e cantava con delle verdure spassose, un buffissimo Aladino “girante” e cambi di scena veloci e di effetto senza noia nè fretta, dentro un’armonia scorrevole. Mi sono piaciuti tanto anche gli attori: Giada Maragno (la strega Obscura) Enzo Forleo (l’omino della luna) Stefano Colli (il carciofo) Maddalena Luppi (la Peppina) Rebecca Pecoriello (Alice) Gennaro Cataldo (il torero) tutti misurati nella musica e nei movimenti, piacevoli le canzoni e i balletti senza mai cadere nel ridicolo.
Insomma io ero contenta, grande e bambina insieme, divertita e rammollita nel sentir parlare della “nostalgia”, scatenata negli applausi e curiosa nell’ascolto in un’insieme di emozioni che mi ha fatto bene. Sì, perché vedere cose belle fa bene e scoprire quante belle cose si possano realizzare con le musiche dello Zecchino è la conferma di quanto sia importante, non solo per una fanatica come me. Certo mi sarebbe piaciuto ritrovare la mia “Teresina” ma chissà?!…Magari questo potrebbe essere il primo di una lunga serie considerando la vastità del repertorio Zecchino nelle musiche e nelle tematiche!

La moneta dello zecchino d’oro e le sue canzoni sono stati il filo conduttore del musical, testimoniando ancora una volta come si possano mescolare a meraviglia passato e presente, semplicità e bravura.

Ciliegina sulla torta quando ho scoperto che la maestra di canto della strega è stata una bambina dello Zecchino d’Oro e del Piccolo Coro, perché la storia fa dei bellissimi giri.

Infine poche parole con Patrizio Maria D’Artista, autore degli arrangiamenti e Raffaele Latagliata (che oggi festeggiava il suo compleanno!)  con quella semplicità che rende grandi le persone!

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IL DOPO ZECCHINO FRANCESCANO

Da quattro anni a questa parte, dopo lo Zecchino d’Oro si svolgeva una festa nella mensa dell’Antoniano per bambini e genitori. A seguire, un’aggregazione di piccoli cantori, affezionati, animatori e spettatori nel cinema. Alle 22 spegnevano le luci di tutti i riflettori e ognuno se ne tornava a casa propria.
Era un’occasione d’incontro tra tutte le persone coinvolte con lo Zecchino d’Oro.
Purtroppo però, la mensa può accogliere solo un certo numero di persone che negli anni sono aumentate fino a rendere ingestibile la situazione, compromettendone la sicurezza.

Il primo Zecchino cui partecipò mia figlia, confesso che rimasi basita dall’accoglienza ai coristi, dopo la trasmissione: un corridoio di persone ad applaudirli, pari a dei piccoli divi. Ma in un coro si è in tanti ed è impossibile condividere tutto.

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LETTERE DA MARIELE

La scorsa settimana, una cara amica mi ha informata dell’uscita del libro: “Lettere da Mariele”…oltre le note dello Zecchino d’Oro a cura di Giuliano Musi, Minerva Edizioni.
Dagli archivi della Fondazione Mariele Ventre una parte della corrispondenza inedita di Mariele.

Il pomeriggio stesso l’ho comprato in un misto di eccitazione e paura.

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