DENTRO AL QUADRO

I BOCCIOLI DI MARIELE, 1997 G i n o C o v i l i

Se facessi parte anch’io di questo quadro, credo che sarei la bambina della prima fila, quella con il nastrino arancio che guarda da un’altra parte.
Infatti negli ultimi anni del coro, la mia vivacità è diventata difficoltosa per le lezioni di canto con Mariele. Ero stanca di cantare nel coro dopo tutti quegli anni ma al tempo stesso non riuscivo ad andarmene. Così, come gli adolescenti che per staccarsi dai genitori danno il peggio di sé, inconsciamente facevo così anch’io, sabotando le prove.
Ero la più vecchia d’età e di permanenza nel coro, quindi avevo una posizione privilegiata rispetto ai bimbetti che mi vedevano come una specie di leggenda e me ne approfittavo.
Qualche volta per vivacizzare quelle ore di ripetizioni noiose, “suggerivo” ai miei compagni di sventura di cantare tutti piano. E loro mi seguivano…Quindi Mariele si arrabbiava e sbatteva le dita forte sul piano e faceva urlare lui per lei. Tornava tutto normale ma solo per un po’ perchè poco dopo, “suggerivo” di cantare FORTE. E loro mi seguivano…Quindi Mariele si arrabbiava, sbatteva le dita forte sul piano e mi sbatteva fuori dalla porta. Chiaramente non poteva mancare il rimprovero di Padre Berardo che puntualmente passava proprio da quelle parti…seguito poi dagli urli di mia madre, in macchina nel viaggio di ritorno a casa.
E il coro per me era anche questo…un legame forte e familiare, noia e scherzo.
Ma la cara Mariele, nonostante tutto, mi ha sempre amata.

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