IN VIAGGIO ALLA RAI

Pochi giorni fa mi ha telefonato Sabrina, la direttrice del coro dove cantano i miei figli, proponendomi di partecipare con lei ad un’intervista. Ospiti ad una trasmissione del TG2 “Lavori in corso”, avremmo parlato del coro, dello Zecchino d’Oro e della mia storia di ex corista e mamma.
Così ieri sera dopo le prove in studio dello Zecchino, con trolley alla mano ci siamo dirette in stazione per prendere il treno che ci portava a Roma. Per cena, un tramezzino con birra.

Arrivate all’albergo ci siamo date appuntamento per il mattino seguente nell’atrio dove c’era un grazioso presepe meccanico.


E quando sono entrata nella mia stanza, ho respirato un’aria strana come se mi conoscessi per la prima volta. Poi ho appoggiato la valigia, mi sono tolta il piumino e ho misurato gli spazi e gli arredi. Ho aperto la finestra e respirato qualche boccata di Roma dal quarto piano della mia finestra dell’hotel Clodio.

        
Al mattino la sveglia mi ha fatto piombare nello smarrimento di una stanza nuova, ritrovata dopo pochi secondi. Puntuali io e Sabrina ci siamo ritrovate a colazione per poi prendere un altro taxi che ci portasse alla RAI.

Intanto era uscito anche il sole che sopratutto in queste occasioni particolari è una grande fonte di coraggio. Perché per parlare in diretta a me ne serviva almeno un chiletto.

Arrivate ai cancelli RAI ho avuto la sensazione di entrare in una specie di mondo parallelo tanta era la vastità degli edifici e degli spazi. Una ragazza gentile ci ha guidato all’ingresso poi fino alla sala trucco dove un mio coetaneo mi ha fatta accomodare su una comoda poltrona in pelle nera. Di fronte un grande specchio illuminato e miriadi di trucchi, pennelli e colori sparsi sul tavolo. Durante la nostra conversazione il truccatore si muoveva con sicurezza indicandomi ad ogni cambio mistura dove guardare. E gli strati di colore ricoprivano la mia faccia che disconoscevo. Infine due colpi di spazzola. Poi siamo passate alla sala della regia: una stanza piena di monitor dove tutte le persone che ci lavoravano sembravano dei comandanti di un’astronave. Quindi un ragazzo disponibile si è prestato a farci qualche foto mentre io cercavo di distrarre la mia tensione. E per un attimo avrei ripreso la mia valigina per tornarmene indietro perché la fifa è tremenda. Ma ormai era troppo tardi…

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