UNA PARTE DEL MIO CUORE

Praticamente sono nata nel coro dell’Antoniano e Mariele accarezzando la pancia di mia mamma mi aveva già tenuto un posticino. Ci ho vissuto per 12 anni tra sorella nel coro ed io che entravo.

E’ passato molto tempo ma i ricordi indelebili albergano nel mio cuore. Ogni tanto Mariele mi appare in sogno come per ricordarmi di non dimenticare. Qualche volta i ricordi possono essere talmente profondi da fare male soprattutto quando ti accorgi che non potrai più riviverli. Forse è anche per questo motivo che pian piano ho smesso di frequentare l’Antoniano da ex del coro.

Ogni volta era come tornare in una casa dove si è vissuti per tanto tempo e vederla abitata da sconosciuti.

Ogni volta uscire col magone per i mille ricordi che affioravano in ogni angolo …

Quanti ricordi, potrei riempirne pagine intere…quante ore di lezione, prima nella scuola vecchia dove in quelle sedie dure s’incastrava sempre qualche pezzo di vestito e quante cicles ci appiccicavamo sotto!!!

Le pareti bianche a buchini, le due salette d’attesa con la finestra che sbirciava nella scuola! in uno di quei muri ci sbattei forte la testa e porto ancora la cicatrice. La vecchia sala d’incisione dove ad ogni pezzettino registrato, Mariele andava nella sala dei bottoni con il Maestro Martelli e qualche volta ne approfittavamo per nasconderci dietro ai pannelli mobili e al palchetto grigio a scalini. Il divanone rotto nella sala d’attesa e quella grossa porta di legno! il trenino della mensa….

Poi la scuola nuova con tutti quei banchetti in legno, il bel palco e le grandi finestre; la sala d’incisione che profumava di nuovo con le cuffie e nuove tecnologie!

Poi i concerti al Sant’Orsola sui gradini dell’ospedale dove ogni volta lasciavi un pezzetto di cuore;le messe eterne, il saggio annuale, le splendide feste di carnevale nello studio, le cene con i poveri, il concerto per il Papa! la pesca di Sant’Antonio con i fuochi che mi terrorizzavano! e quanti, quanti viaggi in pulmann con il gioco della bottiglia nascosti dietro alle tendine, viaggi in aereo con il cuore in gola, viaggi a piedi con scarpinate estenuanti … quanti concerti con pizzicotti nascosti! quante divise! quante amicizie! quante antipatie! quante esperienze! Gli studi a Milano con le nuove reti private, i travestimenti per i video!!! Quanti odori:

Il profumo di sapone e caramelle alla menta di Mariele, il fumo della pipa del maestro Martelli, quell’odore forte della mensa, le crescentine, l’odore di vernice dello studio televisivo …

Bè pensare che dietro a tutto questo ci sia stata una persona così piccola e forte da coraggio: Mariele!

Quanto lavoro dietro ad una canzone di pochi minuti: le spogliava pezzo per pezzo e le ricostruiva voce per voce, bimbo per bimbo, senza tralasciare nessun aspetto. Non si limitava all’insegnamento del brano ma ci spiegava il significato, la morale, c’insegnava ad interpretarla con la mimica, la pronuncia esatta (per dire caccia: catcia, qualcuno ricorda?) Tutte quelle parole a memoria! con relativi premi per buoni e cattivi (santini, ghiaccioli, posters …) Le crocette alla fine dei concerti erano uno dei momenti più attesi ..E gli urli di Liliana? UNO, DUE EEE TRRRE’. Padre Berardo con i suoi tormentoni: “Francescotta, Francescruda…” Gli Zecchini e ogni volta conoscevi bimbi da tutto il mondo! le opere a teatro (il Boris Godunov vestiti da monelli, indimenticabile)

Lo studio delle canzoni richiedeva sacrificio, costanza e noia ma la soddisfazione più grande era la prova generale con tutte le voci. La tua piccola voce che con le altre creava la magia. Magia che Mariele riusciva a riprodurre sempre, anche quando cambiavano i bambini. Il coro lo riconoscevi!

Quando dirigeva, i suoi gesti variavano dalla dolcezza di un battito di ali alla potenza di un’onda del mare! Dai suoi occhi, cui non sfuggiva nulla, capivi più delle parole.

Mariele non amava il divismo ed anche questo, con il suo esempio, faceva parte dei suoi insegnamenti: umiltà e lavorare sodo.

Mi ritengo una privilegiata ad essere cresciuta con gli insegnamenti di Mariele che ho raccolto e compreso dopo molto tempo. Il mio rimpianto più grande è quello di non averla mai ringraziata.

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